Poggioreale (TP). La città fantasma nella Valle del Belice

di Elvira Nania, 13/11/2013

SDC13426Poggioreale vecchio (TP), un paesino situato nella Valle del Belice non vive più da 45 anni. Per secoli ha vissuto la sua storia tra le bellezze naturalistiche ed ambientali del luogo, tra l’arte creata da grandi artisti e le tradizioni popolari della civiltà locale, fino alle ore 03:00 della notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968 quando un improvviso e violento sisma sconvolse la Valle del Belice. La vasta entità drammatica del sisma con epicentro nel comune di Gibellina interessò tutta la Sicilia occidentale, molti paesi furono rasi a suolo ed  altri gravemente danneggiati. Centinaia le vittime e migliaia i feriti. Uno dei centri urbani più colpiti fu Poggioreale, danneggiato per l’80% diventò invivibile, moltissime case crollarono sotto i colpi sussultori del terremoto e molti palazzi nobiliari furono considerati inagibili da un’ordinanza amministrativa, dunque abbandonati, come ad esempio il Palazzo nobiliare Agosta Tamburello risalente al 1550 che nonostante lasciato alle intemperie del tempo conserva ancora oggi il suo fascino e le sue bellezze artistico-culturali. Il nuovo paese di Poggioreale venne edificato negli anni ’70 con strutture moderne, a 4 Km più a valle, sulla collina del Baglio della Mandria di Mezzo, dove la popolazione continua a mantenere la propria identità attraverso usi, costumi e tradizioni. Ma la vera identità degli abitanti di Poggioreale si trova ancora tra i frammenti e i ruderi del “paese fantasma”.

In queste righe mi limiterò a raccontare ciò che ho potuto constatare di persona, ossia una realtà presente che continua ancora a vivere nelle ipotesi di una riprogettazione e/o di una ricostruzione. Molte le testimonianze verbali di chi ha vissuto in prima persona il triste episodio del sisma e incuriosita da particolari racconti ho potuto visitare le rovine di Poggioreale grazie alla guida del Presidente dell’Associazione Poggioreale Antica, Musso Giacinto, di Poggioreale e di alcuni componenti del suo Staff. Suggestiva è l’atmosfera che emana ancora oggi l’antico centro abbandonato.

Lungo le strade si susseguono scheletri di case ancora in piedi, tra le macerie di interi soffitti crollati una fitta vegetazione sembra dare una nuova speranza di vita, molte persiane rotte, insegne cancellate e distrutte, pareti interne e volte di Chiese scrostate dalle quali emergono interessanti frammenti di affreschi capaci di emanare ancora fascino ed emozioni. I punti di riferimento più centrali erano le Chiese, Piazza Elimo, la Biblioteca e il Teatro Comunali, l’Ufficio Postale ove si possono ammirare ancora, a distanza di 45 anni, magnifici affreschi parietali raffiguranti l’antico telegrafo e sagome di pacchi postali. nuova

Al centro di Piazza Elimo un monumento dedicato ai terremotati sembra vigilare sulle vestigia di Poggioreale. Ecco ciò che si legge alle spalle della scultura: “Ho visto di notte una luce accendersi dentro ai tuoi occhi, terra amata, ardenti, di speranze antiche, nonostante il grido del futuro spezzato il silenzio solitario degli anni. Sei fonte di vita Poggioreale! Montagna del risveglio” Tempo di Pace.

Ciò che resta del Teatro Comunale sito nel Corso Umberto I dell’antico centro di Poggioreale, un punto di riferimento per molti paesi della Valle del Belice. In questa struttura venivano effettuati non solo le rappresentazioni teatrali, ma anche proiezioni cinematografiche e incontri a carattere culturale. Oggi restano solo le vestigia del vecchio impianto planimetrico, delimitato in parte dai palchetti.

Nonostante lo stato di degrado in cui vive Poggioreale vecchio, il suo territorio è diventato set cinematografico.  In un rudere sito di fronte le vestigia della Chiesa Gesù e Maria il regista ennese Benedetto Pace, la mattina del 10 novembre 2013, mette in pellicola un cortometraggio del film  ECUBA  con una troupe proveniente da tutta Europa e che vede tra i protagonisti gli attori Franz Cantalupo e Vittorio Vaccaro. La scelta del luogo del regista non è casuale, ma voluta e studiata per le particolari caratteristiche ambientali e culturali del luogo.

L’Associazione Poggioreale antica, non profit , di cui il presidente Musso Giacinto, da tre anni si occupa di sensibilizzare l’opinione pubblica e dare ulteriore sviluppo all’attuale turismo di nicchia.  Molteplici sono stati gli interventi di puntellamento post-sisma da parte della stessa Associazione su alcune strutture al fine di renderle accessibili, ove possibile. L’intento principale –  dice il Presidente dell’Associazione –  è quello di fare rivivere il territorio, rivalutare e valorizzare i beni artistici e culturali rimasti tra le vestigia, punto di forza potenziale dal punto di vista turistico,  e  soprattutto recuperare l’identità della comunità perduta. 

Ringrazio vivamente la mia stimata amica e collega scrittrice, Elvira Nania, per averci inviato questo interessante documentario facendoci conoscere, attraverso le sue palesi capacità descrittive, un posto incantato che merita di essere valorizzato.

Tania Catalano

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2 thoughts on “Poggioreale (TP). La città fantasma nella Valle del Belice

  1. musso giacinto il said:

    L’associazione culturale “Poggioreale antica” ringrazia Elvira Nania, Tania Catalano,e Ecletticamente Scordia News, siete fantastici grazie

  2. Diego Castelbuono il said:

    Ciao tania
    bellissima la descrizione di questo orgoglio culturale e architettonico chiamato Poggioreale, luogo di ritrovo di tante anime smarrite che vanno a cercare tra i ruderi la loro identitá perduta. Poggioreale distrutto al 30% dal terremoto e da almeno il50% dalle generazioni di politici nati e cresciuti nel grembo della atavica madre terra Poggiorealese.
    Grazie a chi come Giacinto Musso, lotta giornalmente contro i ruderi local e voraci da un lato e dall’altro contro i mulini al vento di una endémica apatía degli stessi Poggiorealesi con commenti tipo: ma chi te lo fa fare ? o ancora: tanto non serve a niente…tempu persu é …………………..
    Poggioreale mio, quanti figli indegni e ingrati del tuo nome hai creato?
    Quanti continuano come Antonio con Cesare a pugnalarti incesantemente anche dopo la tua caduta e parziale distruzione?
    Manzoni direbbe : ai posteri l’ardua sentenza.
    Io da persona scanzonata e disillusa dell’umano genero direi:
    ai politici l’ardua sentenza.
    Con affetto per il posto dove passai 5 anni della mia infanzia e per mio padre che lí nacque.
    Diego Castelbuono

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